domenica 4 dicembre 2022

La Storia

Le menzogne per coprire altre menzogne per coprire ancora altre menzogne. Siete VOI, siete questo, questa é la VOSTRA storia. 50 anni di Andreotti, l’omicidio di Moro, le sette sorelle e l’omicidio di Enrico Mattei, le stragi di Bologna e di Ustica, l’Italicus, piazza dell’Agricoltura, piazza della Loggia, l’omicidio Pinelli, Licio Gelli, la P2, Gladio, i NAR, i carrarmati nelle universitá, la trattativa stato-mafia, Dell’Utri, Mangano, i finanziamenti della mafia al Berlusconi imprenditore e la propaganda per Forza Italia, la Milano da bere, lo squallore degli anni’80, le stragi di Falcone e Borsellino, il SISMI, il SISDE, il panfilo di Draghi e lo spolpamento / privatizzazione dell’IRI, la svendita del patrimonio industriale e culturale, le autostrade regalate ai Benetton, i Ros il generale Ganzer e il loro monopolio del mercato della cocaina, l’Opus Dei, lo IOR, Calvi, il banco Ambrosiano, il Monte dei Paschi di Siena, Mediolanum, la privatizzazione della Banca d’Italia, la trasformazione del paese in una SPA quotata nella borsa di New York, l’omicidio dell’articolo 18 e la precarizzazione disumana del lavoro, gli scandali urbanistici, la cementificazione selvaggia, le guerre di bassa intensitá, il terrorismo di stato, gli attentati false flag, le missioni di “pace” a bombardare civili in giro per il mondo, le terre dei fuochi, l’Ilva di Taranto, l’amianto di Casale Monferrato, gli inceneritori, le navi dei veleni, il mercato dei rifiuti tossici nel terzo mondo, Ilaria Alpi, le Asl trasformate in aziende e gli ospedali che fatturano invece di curare, la truffa dell’entrata nell’Euro, la sudditanza monetaria, la BCE, L’FMI, la fuga all’estero di milioni di italiani, la pressione fiscale, le pensioni d’oro, i senatori a vita, il sistema giuridico con piu articoli di legge al mondo, la trasformazione dell’OMS in un organismo privato finanziato da chi dovrebbe controllare, il monopolio editoriale, la scalata Mondadori, il gruppo Mediaset, Fininvest, la lottizzazione della RAI, il pensiero unico, l’informazione imbavagliata e i pennivendoli prezzolati, la Telecom di Tronchetti Provera, i Lapo Elkan, i Briatore, i finanziamenti ai partiti, i finanziamenti a fondo perduto alla FIAT che delocalizzava all’estero e buttava la gente in cassa integrazione, i finanziamenti mai arrivati alle cittá terremotate, il buco nero e senza fondo di Alitalia, i Napolitano, i Prodi, i Mario Monti, Renzi, Ricciardi, Lorenzin, la svendita dell’Italia alle case farmaceutiche e l’obbligo vaccinale del 2017, l’inesistenza di una anagrafe vaccinale, il rifiuto di segnalare reazioni avverse, le multe miliardarie di Pfizer, la Bayer che si fonde con la Monsanto, pillole per dormire, pillole per scopare, pillole per mangiare e poi per smettere di farlo, pillole per dimagrire, pillole per smettere di pensare, il TSO e gli psicofarmaci a vita se in tutta questa follia collettiva esci di testa e passa una volante della polizia, la trasformazione della scienza in religione, inquisizione e persecuzione dei medici dissidenti, gli omicidi della ventilazione polmonare, gli “infetti” ricoverati nelle RSA e la strage degli anziani, la proibizione di fare autopsie, la scomparsa dell’influenza e la scomparsa delle morti per cancro, diabete, malattie cardiovascolari o setticemie per infezioni ospedaliere, le negligenze e il rifiuto di curare, il monopolio alimentare, il cibo spazzatura, gli allevamenti intensivi, gli OGM, i pesticidi, i baroni universitari, la casta, la corruzione, il MES, il MOSE, il TAP in Puglia, la TAV, una sinistra piú iperliberista della destra, finanziata da Soros, a gli ordini di Goldman Sachs e del capitalismo finanziario, la lega nord di “napoli colera” che prende valanghe di voti al sud, il tradimento del M5S, il trasformismo politico, il PD, Fratelli di Mussolini, Italia Morta, ancora Renzi, ancora Berlusconi, ancora Brunetta, ancora la Carfagna, ancora governi senza voto eletti dalle banche, ancora Draghi.

mercoledì 9 dicembre 2020

Noi cannibali e i figli di Medea

“È IN ATTO UNA STRAGE DEGLI INNOCENTI”, 
di Oriana Fallaci

No, non mi piace questo referendum al quale i mecenati dei dottor Frankenstein voteranno per semplice partigianeria politica o miopia morale. Ossia senza ragionare con la propria testa, senza ascoltare la propria coscienza, magari senza conoscere il significato delle parole staminale ovocita blastocita eterologo clonazione, e certo senza chiedersi o senza capire che cosa v’ è dietro l’ offensiva per la libertà illimitata della ricerca scientifica. Infatti il 12 giugno non userò la scheda elettorale, e con tutto il cuore mi auguro che l’ offensiva fallisca penosamente. Auspicio rafforzatosi quando al Liceo Mamiani di Roma il più autorevole promotore dei quattro quesiti referendari ha scandito una battuta che sembra una facezia da capocomico del vecchio theatre varieté: « Se l’ embrione è vita, masturbarsi è suicidio » . ( Signor mio, anziché di masturbazione a quei liceali io avrei parlato di Libertà. Gli avrei ricordato quel che dice Platone quando nel Libro VIII de La Repubblica scrive che dalla libertà degenerata in licenza nasce e si sviluppa una malapianta: la malapianta della tirannia. Infatti qui non si tratta di masturbarsi. Si tratta di spiegare alla gente che la libertà illimitata cioè privata d’ ogni freno e d’ ogni senso morale non è più Libertà ma licenza. Incoscienza, arbitrio. Si tratta di chiarire che per mantenere la Libertà, proteggere la Libertà, alla libertà bisogna porre limiti col raziocinio e il buon senso. Con l’ etica. Si tratta di riconoscere la differenza che passa tra lecito e illecito). Non mi piace, questo referendum, perché a parte l’ astuto ricatto con cui la cosiddetta clonazione terapeutica giustifica le sue nequizie cioè promette di guarire le malattie, a parte l’ ovvio tornaconto di chi con quel ricatto si riempie le tasche ( ad esempio l’ industria farmaceutica il cui cinismo supera il cinismo dei mercanti d’ armi), dietro questo referendum v’ è un progetto anzi un proposito inaccettabile e terrificante. Il progetto di reinventare l’ Uomo in laboratorio, trasformarlo in un prodotto da vendere come una bistecca o una bomba. Il proposito di sostituirsi alla Natura, manipolare la Natura, cambiare anzi sfigurare le radici della Vita, disumanizzarla massacrando le creature più inermi e indifese. Cioè i nostri figli mai nati, i nostri futuri noi stessi, gli embrioni umani che dormono nei congelatori delle banche o degli Istituti di Ricerca. Massacrarli riducendoli a farmaci da iniettare o da trangugiare, oppure facendoli crescere quel tanto che basta per macellarli come si macella un bove o un agnello, poi ricavarne tessuti e organi da vendere come si vendono i pezzi di ricambio per un’ automobile. Tutto ciò mi ricorda il Mondo Nuovo di Huxley, sì, l’ abominevole mondo degli uomini Alfa e Beta e Gamma, ma soprattutto mi ricorda le oscenità dell’ eugenetica con cui Hitler sognava di creare una società costituita soltanto da biondi con gli occhi azzurri. Mi ricorda i campi di Auschwitz e di Mauthausen, di Dachau e di Birkenau dove, per affrettare la produzione della razza ariana ossia intensificare i parti gemellari delle bionde con gli occhi azzurri, il dottor Mengele conduceva gli esperimenti sui bambini gemelli. Grazie all’ illimitata libertà di ricerca concessagli da Hitler li martirizzava, li assassinava, a volte li vivisezionava. Dunque bando alle chiacchiere e alle ipocrisie: se al posto di Birkenau e Dachau eccetera ci metti gli Istituti di Ricerca gestiti dalla democrazia, se al posto dei gemelli vivisezionati da Mengele ci metti gli embrioni umani che dormono nei congelatori, il discorso non cambia. Non a caso, quando otto anni fa gli inglesi crearono la pecora Dolly, invece di esaltarmi ebbi un brivido d’ orrore e dissi: « Siamo fritti. Qui ci ritroviamo con una società fatta di cloni. Qui si torna al nazismo » . Frankenstein e i loro mecenati ( giuristi, giornalisti, editorialisti, attrici, filosofi, grilli canterini, membri dell’ Accademia dei Lincei, politici in cerca di voti, medici in cerca di gloria) non vogliono sentirselo dire quel « Siamo fritti, qui ci ritroviamo con una società fatta di cloni, qui si torna al nazismo » . Quando porti il discorso su Hitler e sul nazismo, su Mengele, fanno gli offesi anzi gli scandalizzati. Cianciano di pregiudizi, protestano che il paragone è illegittimo. Poi nel più tipico stile bolscevico ti mettono alla gogna. Ti chiamano bigotto, baciapile, servo del Papa e del Cardinale Ruini, mercenario della Chiesa Cattolica. Ti dileggiano con le parole retrogrado oscurantista reazionario e posando a neo illuministi, a progressisti, avanguardisti, ti buttano in faccia le solite banalità. Strillano che non si può imporre le mutande alla Scienza, che il Sapere non può essere imbrigliato, che il Progresso non può essere fermato, che i fatti sono più forti dei ragionamenti, che il mondo va avanti malgrado gli ottusi come te. Come me. Con burattinesco sussiego dichiarano che l’ embrione non è un essere umano: è una semplice proposta di essere umano anzi di essere vivente, un semplice grumo di cellule non pensanti. Con pagliaccesca sicurezza proclamano che non ha un’ anima, che l’ anima esiste se esiste il pensiero, che la sede del pensiero è il cervello, e il cervello incomincia a svilupparsi due settimane dopo che l’ embrione si è attaccato all’ utero materno. O che un feto incomincia a pensare solo all’ ottavo o nono mese di gravidanza, che secondo San Tommaso d’ Aquino fino al quarto mese siamo animali e quindi tanto vale proteggere gli embrioni degli scimpanzé. E inutile obiettare che San Tommaso d’ Aquino visse nel 1200, che di genetica se ne intendeva quanto io mi intendo di ciclismo e di pugilato. Inutile replicare che ripararsi dietro il sillogismo Cervello Pensiero Anima uguale Umano è una scemenza. Un’ offesa alla logica. Anche gli animali hanno un cervello, perbacco. Anche gli animali hanno un pensiero. Ergo, stando a quel sillogismo, anche loro dovrebbero avere un’ anima ed essere considerati umani. Inutile osservare, infine, che sulla formazione del cervello anima non sappiamo un bel nulla. Neanche ciò che si sapeva sull’ atomo quando Enrico Fermi scisse quello dell’ uranio 235 e scoprì che il suo nucleo misura un centomiliardesimo di millimetro eppure può disintegrare in un lampo città come Hiroshima e Nagasaki. E se l’ infinitamente piccolo contenesse molto di più dell’ infinitamente grande? E se il cervello anima dell’ embrione misurasse ancor meno di un centomiliardesimo di millimetro e la miopia morale ( nonché intellettuale) non riuscisse a individuarlo? E se di conseguenza l’ embrione pensasse, soffrisse come soffriamo noi quando Zarqawi ci taglia la testa col suo coltello halal? * * * Il fatto è che le loro affermazioni mai suffragate da prove sono teorie e basta, presunte certezze per convenienza e opportunismo spacciate come assolute certezze, punti di vista sbandierati nel presuntuoso miraggio di ricevere un Nobel al quale senza alcun pudore e senza alcun merito ambiscono fortissimamente. Sono un dogma che non vale più del mio. Anzi vale assai meno del mio che è privo di calcoli, di convenienze, di opportunismi. Qual è il mio? Bè, è quello che esprimo in Lettera a un bambino mai nato , libro che incomincia con queste parole: « Stanotte ho saputo che c’ eri. Una goccia di vita scappata dal nulla » . È quello che ribadii nell’ intervista al Foglio quando i neoilluministi e progressisti e avanguardisti approvavano la condanna a morte di Terri Schindler o se vuoi Terri Schiavo. ( Secondo loro, colpevole di non aver più un pensiero, di non aver più un’ anima, di non poter assistere ogni domenica alla Messa che ha nome Partita di Calcio. Oh sì: a mia volta senza aver le prove che Fermi fornì sul nucleo dell’ atomo, io credo che fin dal momento in cui lo spermatozoo feconda l’ ovulo e la cellula primaria diventa due cellule poi quattro poi otto poi sedici insomma prende a moltiplicarsi, noi siamo ciò che saremo. Cioè esseri umani. Forse non ancora persone, visto che una persona è il risultato dell’ essenza innata e delle esperienze acquisite dopo la nascita: ma di sicuro un essere umano. L’ embrione che sboccia nell’ ovulo d’ un pidocchio è un pidocchio. L’ embrione che sboccia nell’ ovulo di un cane è un cane. ( L’ esempio del cane lo porta anche monsignor Sgreccia). L’ embrione che sboccia nell’ ovulo di un elefante è un elefante. L’ embrione che sboccia nell’ ovulo di un essere umano è un essere umano e non me ne importa nulla che stavolta la mia opinione coincida con quella della Chiesa Cattolica. Con quella di Papa Wojtyla e di Papa Ratzinger, con quella del Cardinale Ruini, dei vescovi, degli arcivescovi, dei preti che si opposero al divorzio e all’ aborto. ( Anch’ io detesto l’ aborto e per il voto in favore dell’ aborto ebbi strazianti dilemmi. Ma considero il divorzio una conquista della civiltà e per il divorzio mi battei con le unghie e coi denti). Infatti se tale opinione coincidesse con quella della Chiesa Marxista, di Lenin, di Stalin, di Mao Tse Tung, e perfino del re di Cuba cioè dello spregevolissimo Castro, la esprimerei col medesimo candore. Non me ne importa nulla nemmeno dell’ astuto ricatto cioè della loro promessa di guarire il diabete, la distrofia, l’ Alzheimer, la sclerosi multipla di Stephen Hawking. ( Il grande cosmologo che da decenni vive in carrozzina e ciondola peggio d’ un fiore appassito). Come dissi nell’ intervista al Foglio , non me ne importerebbe nemmeno se le staminali servissero a guarire il mio cancro anzi i miei cancri. Dio sa se amo vivere, se vorrei vivere più a lungo possibile. Sono innamorata, io, della vita. Ma a guarire i miei cancri iniettandomi la cellula d’ un bambino mai nato mi parrebbe d’ essere un cannibale. Una Medea che uccide i propri figli. ( « Donna maledetta, aborrita dagli Dei, da me, dall’ intero genere umano. Crepa, essere osceno, assassina dei tuoi figli » le dice Euripide attraverso Giasone). Me ne importa ancor meno del fatto che i Frankenstein e i loro mecenati mi espongano al ludibrio con le accuse retrograda oscurantista reazionaria bigotta baciapile serva del Vaticano. Tanto con loro non serve neanche spiegare perché un’ atea ( sia pure atea cristiana) non può esser bigotta, non può essere baciapile eccetera. O perché una laica che s’ è sempre battuta per la giustizia e la libertà non può esser retrograda, oscurantista, reazionaria. E aggiungo: davvero non v’ è limite all’ incoerenza dei voltagabbana. Un tempo gli odierni cultori del cannibalismo urlavano che era crudele sacrificare gli animali nei laboratori. E ne convengo. ( Ho visto cose atroci nei laboratori. Una volta a New York ho visto togliere il cuore a una cagnolina, sostituirlo col cuore di un maialino, e poi piazzarlo sotto il naso della povera creatura per vedere se lo riconoscesse. Lei l’ ha riconosciuto e s’ è messa a mugolare disperatamente. Un’ altra volta a Chicago ho visto togliere il cervello a una piccola scimmia. Da viva, visto che il cervello doveva restar vivo attraverso un’ irrorazione di sangue. Si chiamava Libby, e mentre la legavano al lettuccio operatorio mi fissava come se implorasse il mio aiuto. Infatti mi vergognai. Vomitai e il Frankenstein di turno, un noto ricercatore, mi chiese stupito: « Why, perché? La credevo meno schizzinosa. Less squeamish. Libby non ha mica un’ anima » ) . Piangevano anche sui topi usati per sperimentare i farmaci, quei parolai. Li definivano martiri e per difenderli inscenavano bellicosi cortei simili a quelli dei pacifisti che la pace la vogliono da una parte e basta. Ora invece accettano che le cavie siano i nostri figli mai nati, sacrificati come la cagnolina di New York e come Libby. Accettano che le cellule di queste nuove cavie vadano ad arricchire le ditte farmaceutiche il cui cinismo supera quello dei mercanti d’ armi, accettano che gli embrioni vengano squartati come bovi nelle macellerie per ricavarne tessuti e organi da vendere come si vendono i pezzi di ricambio per un’ automobile. Accettano che tutto ciò miri a realizzare il Mondo Nuovo di Huxley, a farci diventare uomini Alfa o Beta o Gamma o Dio sa cos’ altro. Campioni di salute e di bellezza ma senza cervello o mostri intelligentissimi ma senza braccia e senza gambe? ( A proposito: nei laboratori di ricerca un’ altra volta ho visto un uccello che chissà perché, suppongo per divertirsi, avevano fatto nascere senza le ali. Sembrava una palla fatta di piume e basta. E mi guardava con certi occhi che al confronto i Prigioni di Michelangelo cioè le quattro statue con la testa o gli arti ancora inseriti dentro la pietra, sembrano creature felici…). E va da sé che ormai le cavie siamo anche noi. Una donna che subisce l’ estrazione di un ovulo è certamente una cavia. Una che per restare incinta se lo fa impiantare, lo stesso. Grazie a una scienza che è sempre più tecno scienza, grazie a una medicina che è sempre più tecno medicina, quindi sempre più disumana, siamo cavie perfino nei casi estranei alla fecondazione artificiale. Quando mi sottopongo a una radioterapia, per esempio, specialmente in America non vedo esseri umani. Intuisco che i medici e i tecnici stanno da qualche parte, sì. Forse al di là del vetro che separa la loro stanza dalla stanza nella quale mi trovo con le apparecchiature e basta. Ma di loro non mi giunge neanche la voce. Non mi parlano mai. Perfino quando ricevo l’ ordine di trattenere il respiro, è una macchina che parla. La riproduzione di una voce umana. E mi sento sola come un embrione nel congelatore, indifesa come una cavia alla mercé d’ un ricercatore. La medesima cosa, quando devo riempire i moduli che servono ad arricchire le statistiche su i metodi di cura, le sopravvivenze, i decessi. Moduli nei quali sono un semplice numero. Il numero di un prodotto dalla cui etichetta manca soltanto la data di scadenza. Chi in buona fede favorisce il mondo nuovo si ripara sempre sotto l’ ombrello delle parole Scienza e Progresso. Forse le più abusate dopo le parole Amore e Pace. Ma sull’ interpretazione della parola Progresso, anzi sul concetto del cosiddetto Progresso, i pareri discordano. E diventa sempre più difficile stabilire di che cavolo si tratti. Per Giordano Bruno era l’ astronomia copernicana. Per Voltaire, l’ affinarsi delle arti e dei costumi. Per Kant, il Diritto che sostituisce la Forza. Per Darwin, l’ evoluzione biologica. Per Marx, il crollo del sistema capitalistico. Per i miei trisnonni il telegrafo, il treno, la nave a vapore, l’ illuminazione a gas, la monarchia costituzionale. Per i miei bisnonni l’ illuminazione elettrica, il termometro, la vaccinazione antivaiolosa di Pasteur, il radio di Madame Curie, la democrazia senza il suffragio universale. Per i miei nonni l’ automobile, l’ aereo, il telefono, la radio di Guglielmo Marconi, la penicillina, il suffragio universale senza il voto alle donne. Per i miei genitori il voto alle donne, l’ aria condizionata, la lavapiatti, la Tv, la lambretta, la repubblica. Per il mio mondo i trapianti degli organi, le astronavi, i viaggi sulla Luna e su Marte, i maledetti computer, i maledetti telefonini e il maledetto Internet con cui puoi calunniare chi vuoi e rubare il lavoro altrui senza finire in galera. Nonché gli strombazzatissimi Diritti Umani che però non includono i diritti umani di chi come me va controcorrente, e i diritti umani dei bambini. Diritti calpestati col lavaggio cerebrale della scuola, coi maltrattamenti, i rapimenti, gli assassinii magari compiuti dalle Medee che i propri figli li uccidono a martellate o affogandoli nelle vasche da bagno e nelle piscine. Questo senza contare i bambini pedofilizzati nei collegi e nelle sagrestie, o stuprati e strangolati poi sepolti vivi come Jessica Lundman. Bè, vogliamo metterci anche l’ olocausto degli embrioni umani nel discutibile elenco d’ un Progresso che al novanta per cento dei casi si basa sui successi della tecnologia non della morale? A quanto pare, sì. E pazienza se eravamo più progrediti quando eravamo più ignoranti, più ammalati, più poveri, più umani, sicché la morte di un figlio nato o non nato ci riempiva di strazio. Cristo! Ha ragione Ratzinger ( grazie, Santità, d’ aver sempre il coraggio di dire pane al pane e vino al vino) quando scrive che il Progresso non ha partorito l’ Uomo migliore, una società migliore, e incomincia a essere una minaccia per il genere umano. Quanto alla Scienza, mioddio. Da giovane mi inchinavo alla Scienza con la stessa devozione che i musulmani hanno per il Corano. Lo stesso ossequio che hanno per Maometto. Volevo diventare uno scienziato, e per questo mi iscrissi a Medicina. Del resto ancor oggi per la Scienza ho un istintivo rispetto, una passione che nemmeno i Frankenstein riescono a spengere. E sarei un’ imbecille se negassi che l’ umanità è andata avanti anche grazie a lei. Sai, anche a me piace andare sulla Luna e su Marte. Anzi mi piace assai più di quanto piaccia agli avanguardisti. Anche a me piace usare il telefono, la radio, l’ aereo, la Tv. E se per il momento sono ancora viva lo devo alla Medicina che sia pur facendomi spesso sentire un embrione nel congelatore, una cavia alla mercé d’ un ricercatore, mi ha curato e mi cura. Però… Però la Scienza è come il fuoco. Può fare un gran bene o un gran male. Come il fuoco può scaldarti, disinfettarti, salvarti, oppure incenerirti. Distruggerti. Come il fuoco, spesso fa più male che bene. E il motivo è proprio quello che, come il fuoco, non si pone problemi morali. Per lei tutto ciò che è possibile è lecito. Lascia perdere la retorica: di scrupoli la Scienza ne ha sempre avuti pochini. Di rimorsi, ancor meno. Si è sempre arrogata il diritto di fare ciò che voleva fare, che vuol fare perché si può fare. E facendolo non s’ è mai chiesta se ciò fosse giusto. Peggio: come una bagascia che vende il suo corpo, s’ è sempre venduta al miglior offerente. Ha sempre rincorso i premi Nobel, la sua vanità, il suo delirio di onnipotenza, la sua brama di sostituirsi alla Natura. ( Ratzinger dice « sostituirsi a Dio » ) . E delle sue vittime ha sempre tenuto un ben scarso conto. Non ne teneva conto nemmeno il sublime Leonardo da Vinci che da pittore dipingeva squisite Madonne e squisite Monne Lise e squisitissime Signore con l’ Ermellino, ma da scienziato offriva i suoi servigi a Ludovico Sforza e progettava macchine da guerra allora inimmaginabili. Super cannoni, super mitragliatrici, super carri armati, super elicotteri per bombardare la gente. Non ne tenne conto neanche l’ onesto Oppenheimer che insieme a Teller costruì l’ atomica. E non mi consola affatto ricordare che prima di farla esplodere a Fort Alamos abbia inviato ai suoi colleghi di Berkeley il telegramma nel quale, citando un passaggio del sacro testo indù Bhagavad Gita e paragonandosi al dio Khrisna, si malediva senza pietà. « Io sono diventato la Morte, il distruttore dei mondi » . Del resto non fu un chirurgo, il dottor Joseph Ignace Guillottin che nel 1789 inventò la ghigliottina? Non fu un altro medico, il dottor Louis, che nel 1791 ne guidò la fabbricazione? Per ogni penicillina la Scienza ci regala una ghigliottina. Per ogni Pasteur o Madame Curie o Marconi ci regala un Mengele. O almeno un Oppenheimer, almeno un Teller. E i suoi discepoli più pericolosi sono proprio i ricercatori. Quasi sempre ( onore e gratitudine alle eccezioni), ai ricercatori non importa un corno del genere umano. A muoverli è soltanto il demone della curiosità sposata all’ ambizione personale e all’ interesse monetario. ( Come si comporterà un uccello senza le ali? Come funzionerà un bambino concepito in provetta? Che cosa e quanto mi frutterà questa scoperta?). E al diavolo i principi, al diavolo i valori sui quali si basa o dovrebbe basarsi una società civile. Cari miei, Ratzinger ha ragione anche quando dice che in nome della Scienza ai diritti della Vita vengono inflitte ferite sempre più gravi. Ha ragione anche quando dice che con gli esperimenti sugli embrioni umani la dignità dell’ Uomo viene vilipesa anzi negata. Ha ragione anche quando dice che se non vogliamo perdere il rispetto per l’ Uomo bisogna demistificare la ricerca scientifica, demitizzare la Scienza, cioè smettere di considerarla un idolo o una divinità. Sacrosante parole che a mio parere valgono anche per l’ Etica. * * * Ogni dizionario definisce l’ Etica quella parte della filosofia che si occupa della Morale. Di ciò che è bene per l’ Uomo, di ciò che è bene fare o non fare. Infatti all’ Etica si ispirano generalmente le leggi dei Paesi non barbari o non del tutto barbari, e fino a ieri in Occidente ce la siamo cavata per questo. Il guaio è che nell’ età moderna l’ Etica ha partorito una figlia degenere che si chiama Bioetica. Sempre secondo il dizionario, la Bioetica è una disciplina che « si occupa dei problemi morali e individuali e collettivi connessi all’ avanzamento degli studi nel campo della genetica e della tecnologia relativa alla formazione dei processi vitali » . Ma su tale disciplina io la penso come la pensava Erwin Chagaff, il grande biochimico americano che soltanto a sentir parlare di procreazione assistita o di fecondazione artificiale o di embrioni congelati e scongelati andava in bestia e urlava: « L’ etica sta alla bioetica come la musica sta alle marce militari! » . Bé… il mondo occidentale ci sguazza, in quelle marce militari. Istituti di Bioetica, Comitati di Bioetica, Accademie di Bioetica. Ogni volta, in mano a sapienti che dicono di voler difendere il nostro futuro, bilanciare la gioia del Sapere con l’ utilità sociale, arginare l’ avidità degli interessi industriali e finanziari. Però dinanzi all’ Idolo Scienza anzi alla Divinità Scienza, dinanzi al mito della Ricerca Scientifica, la bioetica si cala ogni volta le brache. Nel 1997, quando nacque la pecora Dolly e fu chiaro che attraverso gli stessi artifizi la clonazione poteva estendersi agli esseri umani, i rappresentanti della nobile disciplina definirono la cosa eticamente inaccettabile. « Giammai! Permetterlo equivarrebbe ad andare contro la legge biologica basilare! Sarebbe un oltraggio alla Natura che da sola provvede all’ evoluzione della nostra specie! Condurrebbe a un declino della nostra civiltà! » . QUI STANNO VINCENDO I FRANKENSTEIN L’ Occidente è ammalato di un cancro morale, intellettuale e morale. Ma il Bene e il Male non sono opinioni. Sono realtà obiettive, concretezze che ci distinguono ( o dovrebbero distinguerci) dagli Zarqawi e dagli altri animali. Tutti lo dissero, tutti. Il Comitato Internazionale di Bioetica dell’ Unesco, la United States Bioethics Commission, il Consiglio per l’ Etica e Bioetica della Commissione Europea, per esempio. Nonché l’ Organizzazione Mondiale della Sanità e le varie Accademie Nazionali di Medicina. Per la nascita della prima bambina concepita in provetta, la bambina inglese, lo stesso. Per l’ eutanasia, pure. Per l’ attuale olocausto degli embrioni, idem. Prese di posizione, veti, condanne. Ma poi tutti presero a chiudere gli occhi. A tenere il piede in due staffe, ad avanzar compromessi che in realtà erano consensi. È la loro strategia. Il loro modo di essere Politically Correct. All’ inizio gridano allo scandalo, dichiarano che certe cose offendono la decenza. Poi incominciano a farfugliare che bisogna rifletterci meglio, che le scoperte scientifiche non si possono cancellare, che indietro non si può tornare, e si rimangiano le prese di posizione. Si rimangiano i veti, si rimangiano le condanne. Addirittura si rendono complici del delitto. Sempre col pretesto della terapeutica, s’ intende… L’ ultimo esempio è italiano. Viene dal Comitato Nazionale di Bioetica che lo scorso maggio concesse parere favorevole all’ uso delle staminali isolate dai feti abortiti. « L’ uso del tessuto fetale ricavato dall’ interruzione volontaria della gravidanza e il suo utilizzo a scopi scientifici o terapeutici non si configura come bioeticamente illecito » . Impegnandosi a non mettere mano sul « materiale fresco » , ( un bambino appena abortito lo chiamano « materiale fresco » come il pesce fresco), e spiegando che ciò non sarebbe comunque necessario perché migliaia di cellule fetali sono crioconservate in una banca milanese, i nostri staminalisti potranno dunque intrugliare senza scrupoli e senza imbarazzi. E pazienza se sanno benissimo che la cosa è un incentivo all’ aborto, pardon, all’ interruzione volontaria della gravidanza. ( Nel linguaggio Politically Correct si dice così). Pazienza se sanno altrettanto bene che per molte donne e molte coppie il commercio dei figli abortiti è un business assai redditizio. Pensa al « turismo procreativo » sul quale molti paesi europei o vicini all’ Europa si arricchiscono come Cuba e la Thailandia si arricchiscono sul turismo sessuale. ( Per cinquemila o settemila euro, l’ Ucraina offre il biglietto del viaggio, l’ albergo di prima classe vitto incluso, la guida turistica nonché l’ ovocita. E quando sbarchi all’ aeroporto non passi neanche la dogana). È redditizio anche il business degli spermatozoi. Insieme agli ovuli congelati, le banche occidentali traboccano di sperma congelato. In entrambi i casi merce che viene dall’ Ucraina, dalla Romania, dall’ Albania, dalla Slovenia, dalla Corea, dai paesi più poveri del continente asiatico. Però viene anche dalla Svizzera, dalla Norvegia, dalla Grecia, da Malta, dal Portogallo, dalla Spagna. In particolare da Barcellona, città nella quale vivono molte immigrate provenienti dall’ Europa dell’ Est. Ne traboccano soprattutto le banche inglesi. Non a caso il Parlamento Europeo ( bontà sua) ha rivolto un monito all’ Inghilterra dove il mercato fiorisce vergognosamente con gli ovuli che vengono dalle cliniche rumene. In massima parte, ovuli venduti a mille o duemila euro la dozzina dalle zingare Sinti o Rom. E nel libro più inquietante che abbia letto su questo tema, La vita in vendita , gli autori Christian Godin e Jacques Testart raccontano che in Europa gli ovuli delle ragazze bionde e longilinee ( di solito modelle) costano molto di più. Almeno quindicimila euro ciascuno. * * * Garantiscono figli da concorso di bellezza, capisci? Figli su misura, selezionati, scelti sul menù dell’ eugenetica e della biotecnologia. A tal proposito Godin racconta d’ aver trovato su un sito Internet quest’ annuncio: « Cercasi ovulo bello e intelligente che venga da una studentessa molto sportiva e allieva d’ un college molto rinomato » . .. Ed ora dimmi se queste ricerche per cui i promotori del referendum invocano la libertà illimitata non sono associabili coi campi di Dachau e Birkenau ed Auschwitz e Mauthausen. Dimmi se queste ricerche in apparenza fatte per guarire le malattie in realtà non puntano a qualcosa che assomiglia molto all’ hitleriano sogno d’ una società composta soltanto di biondi con gli occhi azzurri. Dimmi se col pretesto della terapeutica la Scienza e il Progresso non contemplano un mondo di super uomini e super donne da fabbricare nei laboratori. ( Super per modo di dire, visto che il premio Nobel dottor Kary Mullis propone di clonarci col Dna proveniente da famosi atleti e rockstar…). Eppure i sessanta membri del nostro Comitato Nazionale di Bioetica hanno concesso la suddetta autorizzazione quasi all’ unanimità. Solo un voto contrario ed uno astenuto. Peggio: tra di loro v’ erano parecchi cattolici e tra i cattolici v’ era monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze nonché vescovo e autorità molto ossequiata nel campo della Bioetica. Ho fatto un balzo, a leggere la notizia. E sia pur sapendo che il suo era stato un voto molto sofferto, mi son detta: possibile?!? Non fu Wojtyla a dire per primo che a un embrione si deve il medesimo rispetto che si deve a un bambino nato o ad una qualsiasi persona? Alla Scienza che vuole sostituirsi perfino ai legislatori cede anche la Chiesa, ormai? Cardinal Ruini ed altri cardinali a parte, non c’ è rimasto che Ratzinger a tener duro? « La scienza non può generare ethos » ha scritto Ratzinger nel suo libro Europa . « Una rinnovata coscienza etica non può venire dal dibattito scientifico » . Naturalmente Ratzinger lo dice in chiave reli giosa, da filosofo anzi da teologo che non prescinde dalla sua fede nel Dio Creatore. Un Dio buono, un Dio misericordioso, un Dio che ha inventato l’ universo e creato l’ uomo a sua immagine e somiglianza. ( Tesi che a volte gli invidio perché risolve il rompicapo chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, ma nella quale il mio ateismo vede soltanto una bellissima fiaba. Se Dio esistesse e fosse un Dio buono, un Dio misericordioso, perché avrebbe creato un mondo così cattivo?). Però a dirlo difende la Natura, Ratzinger. Rifiuta un Uomo inventato dall’ uomo cioè un uomo prodotto di sé stesso, della eugenetica mengeliana, della biotecnologia frankensteiniana. Ciò che dice è vero. È giusto. È raziocinante. È un discorso che va al di là della religione, un discorso civile, e la bellissima fiaba non c’ entra. C’ entrano i doveri che noi esseri umani abbiamo verso la Natura. Verso la nostra specie, verso i nostri principii. I principii senza i quali l’ Uomo non è più un uomo: è una cosa, un oggetto di carne senz’ anima. Riflettici a fondo e t’ accorgerai che la colpa di questa follia non è degli scienziati e basta, dei ricercatori e basta, degli scriteriati pei quali tutto è lecito in quanto è possibile e a materializzarlo si diventa ricchi e famosi. Si passa alla Storia come il dottor Guillotin. È di chi li sostiene, di chi li protegge. Di molti politici, ad esempio. I politici che fallite le ideologie non sanno più a che santo votarsi e per restare a galla cercano il Sol dell’ Avvenir negli sciagurati che vogliono rifare l’ Uomo col Dna delle rockstar e degli atleti famosi. ( Il più possibile scemi, magari, e drogati). I politici che per ritrovare il potere perduto consentono che i nostri ( e i loro) bambini mai nati finiscano nei nuovi campi di sterminio. Che per cristallizzare il potere non perduto posano ad illuminati e sbeffeggiano il concetto di famiglia cioè il concetto biologico sul quale si basa qualsiasi società. Che il matrimonio non lo definiscono più per quello che è ossia l’ unione d’ un uomo e d’ una donna presumibilmente in grado di procreare, l’ istituto giuridico che regola la necessità di perpetuare la specie, bensì un’ unione e un istituto che con gli stessi diritti spetta a due individui del medesimo sesso. Quindi, non in grado di perpetuarla. E pazienza se ( l’ ho già scritto ne L’ Apocalisse ) a contare sull’ omosessualità la nostra specie si estinguerebbe come si estinsero i dinosauri. Pazienza se con l’ adozione gay, resa possibile dal matrimonio gay, anziché un babbo e una mamma il bambino adottato si trova con due babbi o due mamme. Pazienza se con due babbi o due mamme cresce ignorando il concetto di paternità e di maternità… Neanche i bambini nati dagli embrioni congelati, infatti, sanno chi è il loro padre. Né lo sapranno mai. La fottuta Bioetica proibisce di dirglielo, e nella figura del padre vede solo uno stallone che mette incinte le cavalle, un toro che mette incinte le vacche. Quanto alla figura della madre, pensaci bene: se nascono dall’ ovulo comprato da un’ anonima zingara o da una famosa modella che ovviamente non vuol da re il suo nome, quei bambini non sapranno neanche chi è la loro vera madre. Non per nulla questo nuovo sistema di nascere piace moltissimo ai coniugi del medesimo sesso. Sembra addirittura inventato per loro. La colpa è anche degli intellettuali che lo zio Bruno, il fratello di mio padre, chiamava intelligenti cretini anzi cretini intelligenti. Gli intellettuali che per opportunismo o profitto o smania di influire sul futuro approvano e propagandano le malefatte dei Frankenstein. Manco fossero davvero conquiste dell’ Umanità. È anche dei giornali, delle televisioni, dei media che quelle malefatte le presentano con compiacimento, anzi col cappello in mano. Col cappello in mano le descrivono ossequiosamente, accuratamente, manco fossero ricette culinarie di Pellegrino Artusi o di Anthelme Brillat Savarin. Ricetta sudcoreana: « Si prendono alcune cellule dell’ epidermide dal corpo d’ un paziente e se ne estrae il materiale genetico cioè il Dna. Poi si prende un ovocita donato dietro compenso da una donna ucraina o rumena o slovena o coreana o albanese o maltese, ci si accerta che non sia fecondato e lo si svuota. Gli si toglie il nucleo, lo si butta via. Fatto ciò, al posto di quel nucleo si mette il Dna ricavato dal corpo del paziente. Operazione che si chiama trasferimento nucleare. Lo si stimola con scosse elettriche affinché le cellule si moltiplichino alla svelta come se l’ ovocita fosse stato penetrato da uno spermatazoo, si ottiene il blastocita cioè l’ ovocita che corrisponde alla prima fase dello sviluppo embrionale. Si crea, insomma, un embrione. Quando l’ embrione è cresciuto, lo si seziona. ( Viviseziona). Le sue cel lule staminali si iniettano nel corpo del paziente… » . La ricetta inglese, cioè quella fornita dai ricercatori di Newcastle subito dopo i colleghi sudcoreani, è quasi identica. L’ unica differenza consiste nel procurarsi in precedenza tre blastociti e, dopo il trasferimento nucleare, stimolarne un veloce sviluppo anche chimicamente. Cose per cui il mio oncologo americano si arrabbia e sibila: « This waving the therapeutical purpose is a dirty fib, a cruel lie. Questo sventolare lo scopo terapeutico è uno sporco imbroglio, una bugia crudele. D’ accordo, noi oncologi non siamo riusciti a eliminare il cancro. Tuttavia lo curiamo. A volte lo blocchiamo. Contro le malattie che citano per giustificare la nuova Strage degli Innocenti loro non hanno scoperto nessuna cura, invece. Ma se per caso la scoprissero, se per caso una terapeutica esistesse davvero, direi ugualmente: bisogna opporsi. Bisogna perché la clonazione terapeutica è già una clonazione riproduttiva quindi valida per fabbricare esseri umani. Bisogna perché distinguere l’ una dall’ altra equivale a celarsi dietro un trucco semantico. Bisogna perché iniettare in un malato le cellule staminali significa ucciderlo. Sai perché? Perché le cellule staminali degli embrioni sono tanto vigorose e potenti quanto disordinate. Non si moltiplicano dove e come vogliamo ma ovunque gli piaccia e come gli piaccia. Ergo, causano tumori. Di recente sono state iniettate nel cervello di una scimmia. Il cervello ha subito sviluppato un cancro fulminante e la scimmia è morta nel giro di poche settimane » . La colpa è anche della cosiddetta gente comune. La gente che per dabbenaggine o ingenuità o disperazione crede nella storia delle malattie da guarire. Credendoci, si lascia menare per il naso dalle false promesse e dalle false speranze. Perché, come i sapienti della Bioetica, anche la gente lì per lì grida allo scandalo. Si impaurisce, dice oddio che vogliono farmi, che mi succederà. Ma poi, rimbecillita dal lavaggio cerebrale esercitato dai politici e dagli intellettuali che i Frankenstein li presentano come benefattori, sedotta dal compiacimento e dagli elogi dei giornali che li trattano col cappello in mano, cede ai dubbi. Non capisce di venir presa in giro, non si rende conto d’ essere a una tragica svolta del nostro destino, e cambia idea. Per sentirsi moderna, lanciata verso il futuro, si adegua. Per non andare controcorrente, non perdere i vantaggi della cosiddetta modernità ( vantaggi che alla fine si riassumono in un telefonino sempre appiccicato all’ orecchio) grida al miracolo. Si piega, anzi applaude, anche se ciò significa massacrare i propri figli come Medea. Parliamoci chiaro: viviamo in una società che alla Vita guarda in termini edonistici e basta. Che cerca solo il benessere, i vantaggi materiali, le agiatezze. Una società dove l’ anima non conta. La spiritualità, ancor meno. E non solo in Italia, non solo in Europa, visto che in America accade lo stesso. Se non peggio. Del resto è l’ America che ha diffuso il culto dell’ edonismo. È l’ America che ha lanciato la moda dei matrimoni e delle adozioni gay. È l’ America che ha dato il via a quelle ricerche. Unica differenza, il fatto che in America il grosso dei cittadini si opponga e che a quei ricercatori il suo presidente dica: « Io i soldi per portar a fondo la Strage degli Innocenti non ve li do. Io alla scienza che uccide una persona per curare un’ altra persona, che distrugge la Vita per salvare la vita, non ci credo » . ( Bravo Bush). Dal Pacifico all’ Atlantico, dall’ Atlantico al Mediterraneo, dal Mediterraneo al Mar Artico, l’ Occidente è malato di una malattia che nemmeno miliardi di cellule staminali potrebbero guarire: il cancro morale, intellettuale e morale, di cui parlo nella mia Trilogia e soprattutto ne La Forza della Ragione . Proprio a causa di quel cancro non comprendiamo più il significato della parola Morale, non sappiamo più separare la moralità dall’ immoralità o dall’ amoralità. Proprio a causa di quel cancro i mecenati dei Frankenstein vorrebbero una ricerca scientifica, senza veti e senza condanne. Proprio a causa di quel cancro i tipi del mio tipo li chiamano bigotti baciapile servi del Papa e del Cardinal Ruini, oppure li espongono al pubblico ludibrio con le parole retrogrado oscurantista reazionario. Ma la Moralità non è bigotteria. Non è baciapilismo, oscurantismo, conservatorismo. È ragionamento, raziocinio, buonsenso. A volte, Rivoluzione. L’ Etica non è una moda che cambia come i vestiti e le stagioni. È un codice di comportamento che vale ovunque e per sempre. Una disciplina che ci aiuta a individuare il Bene e il Male, a non finire nella spazzatura. Il Bene e il Male non sono opinioni, punti vista. Sono realtà obiettive, concretezze che ci distinguono ( o dovrebbero distinguerci) dagli Zarqawi e dagli altri animali. Non per nulla ce ne serviamo fin dai giorni in cui abitavamo nelle caverne e forse la fame ci rendeva cannibali tuttavia conoscevamo questa elementare verità: il Bene è ciò che fa bene, che ci fa sentir bene. Il Male è ciò che fa male, che ci fa sentir male. Oggi invece il Bene viene considerato dai più ciò che fa comodo. Il Male, ciò che non lo fa. E pochi capiscono che scegliere il Male è da masochisti, da cretini. Non cretini intelligenti o intelligenti cretini: cretini e basta. * * * A costo d’ esser derisa o giudicata un nuovo acquisto del Vaticano, un’ atea in via di conversione, una mangiapreti in cerca di assoluzione, insomma una ravveduta in punto mortis , torno dunque a Ratzinger. E dico: Ratzinger ha ragione quando scrive che ormai l’ Occidente nutre una specie di odio verso sé stesso, non ama più sé stesso. Che della sua storia vede soltanto ciò che è deprecabile, che di essa non riesce più a percepire cosa contiene di grande e di puro. Ha ragione anche quando dice che il mondo dei valori su cui l’ Europa aveva costruito la sua identità ( i valori ereditati dagli antichi greci e dagli antichi romani e dal Cristianesimo, chiarisco io) sembra giunto alla fine o uscito di scena. Che l’ Europa è paralizzata da una crisi del suo sistema circolatorio e che questa crisi la sta curando con trapianti ( l’ immigrazione e il pluriculturalismo, chiarisco io) i quali possono solo eliminare la sua identità. E poi ha ragione quando dice che la rinascita dell’ Islam non è nutrita soltanto dalla nuova ricchezza dei paesi che posseggono il petrolio: è nutrita anche dalla consapevolezza che l’ Islam possa offrire una piattaforma di spiritualità. La spiritualità a cui la vecchia Europa e l’ intero Occidente hanno rinunciato. Infine ha ragione quando cita Spengler secondo il quale l’ Occidente corre inesorabilmente verso la propria morte, non solo una morte culturale, e di questo passo crollerà come crollò la Civiltà Egizia, l’ Impero Romano, il Sacro Romano Impero. Come sono crollati e crollano ( aggiungo io) tutti i popoli che dimenticano di avere un’ anima. Ci stiamo suicidando, cari miei. Ci stiamo uccidendo col cancro morale, con la mancanza di moralità, con l’ assenza di spiritualità. E questa faccenda del mondo da rifare con la truffaldina eugenetica, con la bugiarda biotecnologia, non è che la tappa definitiva del nostro masochismo. Ecco perché i Bin Laden e gli Zarqawi, individui immorali e amorali tuttavia sorretti da una loro paradossale forma di moralità, hanno buon gioco. Ecco perché i loro correligionari ci invadono così facilmente e così disinvoltamente fanno i padroni in casa nostra. Ecco perché a casa nostra vengono accolti con tanto servilismo o tanta inerzia. Tanta paura. Ecco perché l’ Europa è diventata Eurabia e l’ America rischia di diventarlo. Ed ecco perché, segnati in fronte dal marchio di cui parlo ne L’ Apocalisse , il marchio della schiavitù e della vergogna, molti occidentali finiranno inginocchiati sul tappetino a pregare cinque volte al giorno il nuovo padrone cioè Allah. Referendum? Ma che vuoi referendare. Lo stesso termine procreazione assistita evoca il gesto di alzare bandiera bianca, di finire in un mondo contro natura. Senza contare che, comunque vada, questo referendum si concluderà come quello sulla caccia. Cioè coi cacciatori che continuano a sparare sotto le nostre finestre e ad ammazzare gli uccellini.

mercoledì 16 settembre 2020

Cuties in a nutshell

Mi si dice che non avendolo visto, Cuties, dovrei astenermi dal commentarlo. Mi si dice anche che il movimento #CancelNetfilx, partito prima del rilascio, sulla piattaforma, del film, sia nato, giocoforza, da persone cui sono note soltanto la locandina ed una breve sequenza. D'altra parte, se è vero che sprovvisti di una laurea specialistica in cardiobioingegnerianucleareapplicata dovremmo astenerci dal consigliare ad un amico con la tosse di passare una decina di minuti con la testa tra un canovaccio ed una ciotola piena di una miscela di acqua bollente ed olio 31, è ovvio che non si può esprimere un'opinione su un film che non si è visto fino alla fine. Ce lo spiegano gli opinionisti dalle larghe vedute, quelli per cui immaginare di boicottare un'emittente per aver pubblicizzato e trasmesso uno spettacolo ritenuto osceno, sarebbe una rielaborazione digital-occidentale del burqua. Ci spiegano che, se visto fino in fondo, il film racconta il travagliato percorso di una bambina di undici anni che tra il rigore religioso della famiglia ed il rigore libertino della società, sceglie una moderata, personale, terza via. Sto ancora riflettendo a riguardo. Non riesco a capire se chi si è precipitato a vedere, e poi difendere Cuties, l'abbia fatto per l'entusiasmo di poter mostrare, senza timore di subire sdegno, la propria putrida perversione sessuale, o se è invece affetto da una qualche forma di deficit cognitivo. È mai possibile, o porco di un cane, che si voglia sorvolare con tanta solerzia sulla produzione di quelle poche immagini che sono bastate ad ispirare il boicottaggio di Netflix? Quelle bambine sono state affidate dai genitori ad una regista, che con l'aiuto di truccatori, costumisti e coreografi, le ha messe su un palco agghindate e sculettanti come dive del reggaeton. Ci siamo fin qui? Ce la vogliamo immaginare per un momento la scena di un coreografo di professione, e quindi un adulto, circondato da decine di altri adulti, dire ad una bambina di undici anni "ok, adesso piegati in avanti, abbassa il torace, accarezzati il sedere e datti una sculacciata. Benissimo, ora guarda in camera, socchiudi gli occhi, lascia cadere la mascella e lascia uscire un po' la lingua. Bravissima. Adesso dentro la lingua e morditi il labbro..." Siamo onesti, non giochiamo alle verginelle impaurite: un giro su pornhub ce lo siamo fatto tutti e quella scena, senza la quale il film l'avrebbero visto, forse, le famiglie degli addetti ai lavori, ripropone tutto il repertorio porno epurato di penetrazioni e fluidi vari. Siete davvero tanto ciechi, o pervertiti, da nascondervi dietro un presunto morale-della-favola mentre accettate beatamente che delle bambine siano state abusate e date in pasto a chiunque per meno di 10 euro (no, non è vero, il primo mese è gratis)? Abbiate almeno il coraggio di ammettere la vostra insaziabile fame di carne fresca. Ditelo apertamente che non sopportate più il giudizio di chi trova ripugnanti i vostri appetiti sessuali. Ma per favore, evitate di mascherarvi da intellettuali!

martedì 28 luglio 2020

Su "L'ultima profezia del mondo degli uomini"

Ricordo che quando Epstein venne assassinato, insieme ad un riso cinicamente amaro, provai un profondo senso di ingiustizia.

Non riuscî a togliermi dalla testa l'immagine, che mi sembrava di aver visto, della sua esecuzione.
Vedevo quest'uomo, che poteva anagraficamente essere mio padre, tanto cristallizzato nell'odio da essere incapace di provare rimorso per il male immenso che aveva inflitto.
Lo vedevo riconoscere, attraverso le grate della cella nella quale era rinchiuso, il sicario inviato ad assassinarlo; un uomo come lui, con il quale aveva sicuramente lavorato.
Lo vedevo osservare le guardie cui era affidato voltarsi, forse, con un qualche scrupolo soffocato da una strana forma di timorosa obbedienza. 
Lo vedevo, rassegnato all'ineluttabilità, voltare le spalle al collega che, questa volta, doveva occuparsi di lui.
Lo sguardo perso, mentre una corda gli veniva stretta attorno al collo, nel grigio dei muri di una cella, ad aspettare la fine tra gli spasmi dell'asfissia.
Cinematograficamente, sarebbe stato d'effetto un commento del tipo "niente di personale", o, il sempre gettonato tra le spie, "sai troppe cose", pronunciato dal sicario nel legare la corda, a cui sarebbe seguito uno sconsolato sospiro del condannato.
Mi immaginai il Jeffrey Epstein bambino, succhiare il latte da sua made, cadere nel tentativo di imparare a camminare, a correre incontro a suo padre nel vialetto di casa.
Poi il Jeffrey Epstein rapitore di bambine, sfruttatore dello stupro di bambine, ricattatore di stupratori di bambine; il Jeffrey Epstein speculatore finanziario.
Esiste davvero un male tanto atroce che se commesso giustifica il venire uccisi nella più totale freddezza con negli occhi in uno spigolo polveroso?

Poi, mesi dopo, tra le pagine di un romanzo fantasy incontro un personaggio rinchiuso in un luogo di terrore e dolore atroci, un posto in cui i prigionieri sono privati della propria umanità e costretti al lavoro più sfiancante in cambio dell'incerta sopravvivenza.
Quel personaggio, nel pianificare una rivolta, impone ai suoi uomini di graziare i carcerieri che, sopravvissuti alla rappresaglia, non sarebbero più stati per loro un pericolo, perché "ognuno dei carcerieri è stato nel ventre di una madre".

Ecco, credo che un vero artista sia quello che riesce a darti la sensazione (illusione?), di averti ascoltato e dato una forma esteticamente significativa ai tuoi pensieri.

Per chi fosse appassionato del genere
https://www.ibs.it/ultima-profezia-del-mondo-degli-libro-silvana-de-mari/e/9788834716663

sabato 16 maggio 2020

Salvate Silvia Romano

Andava tutelata, si.

Andava tutelata da chi avrebbe potuto rapirla e venderla a chi avrebbe potuto usarla per chiedere un riscatto.​

Ma di più, andava tutelata dall'opinione pubblica.​
Alle anime belle ancora convinte che l'informazione sia l'opera zelante e certosina di indefessi ricercatori di verità da raccontare, farebbe bene un po' del cinismo di cui spesso vengo accusato. ​
Silvia Romano è stata data in pasto alla stampa; bestia famelica, sapientemente incattivita, pronta ad azzannare alla gola chiunque si avvicini alla ciotolina di cibo avariato concessole.​
La stampa, la televisione, internet.
Pronte a spacciare la pornografia di un abbraccio che chiude il cerchio del dolore ignaro mentre da vita all'epopea delle ferite da curare.
Silvia Romano è stata attesa all'aeroporto da una troup televisiva coordinata a regola d'arte. Solo sullo sfondo la famiglia.
Sadici Christof in attesa del Truman Burbank di turno.

Campo lungo sul jet appena atterrato.
Il portello spalancato, un uomo delle forze speciali che le apre la strada.
Carrello su Silvia.
Taglio su Silvia romano che a pochi metri dalla madre tradisce l'impazienza di abbracciarla e toglie la mascherina; poi il lungo abbraccio.
L'intimità del ritorno alla famiglia, stuprata da un codazzo di mercenari in saldo col cellulare in mano, sotto il subdolo sopracciglio alzato, nella baldanzosa attesa di gratitudine, dell'immensamente inetto ministro degli esteri.
L'indigesto saluto alle autorità.
Le imbarazzanti foto di rito.

Il tutto rimbalzato in tempo reale su tutte le tv e piattaforme internat. Tutto, gratuitamente, davanti agli occhi di tutti.

Le reazioni scomposte del pubblico non solo erano prevedibili. Erano previste ed attese. Dal più smielato al più atroce dei commenti vomitati da Simplicio, da quel momento in poi, erano tutti attesi e funzionali alla causa.
Era tutto stato previsto.
Era previsto l'utente facebook che ha bisogno di Tosa per sentirsi più buono della De Mari; ed era previsto l'utente che ha bisogno della De Mari per sentirsi più libero di Tosa.
Era tutto previsto e, come un ingranaggio perfettamente oleato, ognuno ha recitato la sua parte senza sbavature. Ognuno ha picchiettato sulla sua tastiera il proprio copione senza mettere mai in pericolo la narrazione ufficiale.
Su Facebook; su Twitter; su Whatsapp.

E così, mentre Sgarbi vorrebbe processare Silvia Romano per concorso in terrorismo, don Ciotti ci ricorda che non tutti i mussulmani sono terroristi.
Mentre c'è chi ringrazia Silvia Romano per aver regalato un sorriso ad una decina di bambini kenioti, c'è chi la immagina a sollazzarsi tra superdotati afrcani.

Elena Stancanelli, dall'alto del suo premio strega, si chiede, dopo aver ridicolizzato la disperazione di chi non ha lavoro ne soldi ne futuro, se l'uragano di opinioni ributtanti non sia figlio di una società fallocratica e maschilista pronta trangugiare il corpo delle donne. Perché questo fa il nostro occidente: sfrutta il corpo delle donne; solo quello delle donne.
Se fosse stato un uomo, si chiede.
Se fosse stato un uomo, ad essere gettato in pasto all'opinione pubblica, a Silvio Ahmed Romano non avremmo nemmeno concesso il beneficio del dubbio. Non ce lo saremmo immaginato stuprato perché intimamente orientati al pruriginoso predominio del maschio sulla femmina. Lo avremmo immaginato stupratore senza diritto di appello. Lo avremmo immaginato con una tuta nera, col volto coperto a decapitare qualche infedele nel deserto, in un qualche ancestrale rito di iniziazione.
A Silvio Ahmed Romano avremmo concesso l'immensa compassione riservata a Quattrocchi.
Alla paladina della manipolazione, che smorza abilmente qualunque tentativo di analisi non ortodossa facendo leva su un certo diffuso senso di colpa per azioni mai compiute, dico che non è diversa da quel bruto digitale che chiama con disprezzo "leone da tastiera". Ha solo una sintassi un po' più gradevole.

Domenico Quirico ce l'ha raccontato come funziona la prigionia quando a comprarti sono bande jihadiste.
Toni Capuozzo lo stesso.
Ma a noi, che siamo una società fallocratica, misogina, dove la cultura dello stupro la fa da padrone, continuiamo a difendere l'uniforme jihadista di una disperata che avrebbero dovuto riconsegnare alla famiglia in silenzio, come in silenzio hanno riconsegnato la stragrande maggioranza degli ostaggi liberati.
E difendiamo l'uniforme jihadista come segno di emancipazione femminile, per giunta!
Avrebbero dovuto passare la notizia sotto traccia. Ma è evidente che a chi dirige l'informazione serviva una cortina fumogena ed eccola servita.
Silvia Aisha Romano.
Data in pasto ad un turbinio di banalità disarmanti spacciate per pensieri illuminati di intellettuali di spicco.
Data in pasto alla brutalità e alla melensaggine del semi analfabeta che rimpolpa inconsciamente l'arsenale del potere con i suoi flati avvinazzati.

Se volete dimostrare di voler bene a Silvia Romano, smettetela di parlare di lei.
Pregate per lei se siete religiosi. Pregate perché non debba mai pagare il prezzo di aver abbracciato l'islam di al-Shabaab.
Pregate perché non torni mai più in Africa in quella veste.
Pregate perché d'ora in avanti possa costruirsi una vita per quanto possibile serena ed equilibrata.
Pregate con tutte le forze, che la sua conversione sia davvero una conversione spontanea ad un dio d'amore e giustizia; perché se così non fosse sarebbe la conversione al dio del bataclan.

Pregate in silenzio però, per l'amor di Dio!
Smettetela di sbeffeggiare il pensiero che non condividete: anche li c'è del vero!
Maledite con tutte le forze chi con questa storia ha saziato la bulimia porno-emotiva di un popolo dal senso critico assopito.
Malediteli e ribellatevi.
Alla nostra generazione, per ribellarsi non servono moschetti e barricate.
Ci basta non lasciarci abbindolare dalla prima Silvia Aisha Romano che passa, nonostante la pletora di puttane intellettuali che ce ne fanno la cronaca.

martedì 25 febbraio 2020

Teologia 4 dummies

L’efficacia di una fede è tanto più certa quanto i suoi precetti sono radicati nella personalità di chi la professa. Non è una questione legata alla magia compiuta imponendo le mani o facendo svolazzare una bacchetta magica, si tratta piuttosto di un’evidenza pragmatica incontestabile. La bontà di un cristiano avrà tanto più effetto sulla società, quanto più questo avrà scolpito nel proprio cuore, senza doversi sforzare di ricordarsene, l’amore per il suo Dio e, di conseguenza, per l’uomo al suo fianco nel quale quel Dio riconosce.

Li chiamiamo ipocriti, quei cristiani che, usciti dall’irrinunciabile messa dei giorni festivi, tradiscono la moglie, sparlano degli amici, mettono l’uno contro l’altro, picchiano i figli, truffano le assicurazioni… li disprezziamo talmente tanto che preferiamo chi si professa ateo ma mantiene uno stile di vita che potremmo considerare corretto.

Allo stesso modo, se pensiamo che un satanista sia un metallaro tossicodipendente che ammazza capre nel bosco, potremmo cadere nell’errore di confondere un folclorista con un fedele devoto.
Chi è allora un vero satanista? Anton LaVey, fondatore della Chiesa di Satana, ci dice che il satanismo è un culto dell’individuo, nel quale Satana ricopre un ruolo puramente allegorico. Non esiste Satana, così come non esiste Dio; il satanista si rifà alla dottrina cristiana per predicare la negazione degli insegnamenti che ebrei, cristiani e mussulmani attribuiscono al Dio che il satanista, invece, disconosce.
In effetti, non c’è niente di innovativo in questo. Chiunque sia andato a catechismo da bambino conosce la storia del giardino, dell’albero, dell’uomo e sua moglie, del serpente…
Ebbene, quella storia così raccontata per millenni, dagli ebrei prima e dai cristiani poi, ha lo scopo di mettere in guardia, di avvertire uomini e donne, che pretendere di comprendere tutto, di valutare la bontà o la cattiveria di qualcosa senza preconcetti assoluti, li porta alla dannazione.

Banale. Basterebbe fermarsi a pensarci giusto un po’. E invece questo che dovrebbe essere i capo saldo attorno al quale ogni pensiero si articola, è un’ombra nella bruma. E allora, se riconosciamo al papa la presa di coscienza di non essere più una civiltà cristiana, dovremmo interrogarci sul tipo di società che abbiamo costruito e nella quale viviamo.
Un indizio ce lo da la rivista Rolling Stones, che riconosce alla Chiesa di Satana il primato di baluardo di democrazia (sic!). Ma la più esaustiva professione di fede satanista, la più esaudiente formula, scolpita a caratteri cubitali nel profondo delle persone, quella fede tanto radicata he non c’è bisogno di ripetersela, l’ho letta in un post di Selvaggia Lucarelli. Si scagliava contro un intervento di Salvini, che se solo lo avesse ascoltato avrebbe saputo di pensarla allo stesso modo, giustificando i suoi aborti con un granitico “sono l’unico giudice di me stessa”.
Sono l’unico giudice di me stesso. Io so da solo riconoscere il bene ed il male. Nessuno può impedirmi di mangiare di quell’albero.
Ottime notizie dunque. Non serve bere il sangue di una vergine sacrificata su un altare pentacolare ai piedi di un gigantesco caprone per essere satanisti. Liberi tutti, dunque!

Non ci resta che di capire però, se siamo anche felici.

mercoledì 22 gennaio 2020

Un'alternativa c'è: cambiare tutto!

Dover prendere le parti del proprio avversario per doverne scongiurare la vittoria incontrastata è già di per se una condizione imbarazzante. Figurarsi se la strategia di quell' avversario consiste nell' attrarre su di se l'intera attenzione mediatica con ogni mezzo ed espediente.
Contrastare la fulminea ascesa politica di Salvini e della sua Lega, alla luce della sua opposizione, è praticamente un'impresa impossibile se non si comprendono le sue strategie comunicative e non si propone una concreta via alternativa.
Parliamoci chiaro: non può essere vero che chi vota Lega è un semianalfabeta incline alla crudeltà!
Ho sentito il bisogno di formalizzare i miei pensieri dopo l'ultimo intervento del professor Galimberti ospite in diretta da Lilli Gruber[1].
Non è mia intensione paragonare la mia cultura e competenza a quella dell'accademico, ma non sarei un suo giusto estimatore se non confrontassi le mie idee con le sue. Umberto Galimberti mi appare come un personaggio intellettualmente controverso: riconosce e descrive accuratamente l'insorgenza della nuova religione mercantilistica che rimpiazza, a tutti gli effetti, Dio con il Mercato, ma rifiuta di fuggirne le cause, o se vogliamo gli strumenti che ne hanno consentito l'insorgere. Egli stesso descrive meticolosamente le nefaste conseguenze dell'aver rinnegato il cristianesimo ma rifiuta di abbracciarlo; "per non finire in manicomio" dice lui[2].
Riconosce che il mercato ha applicato all'uomo un cartellino con il prezzo, ma si spende a favore di progressi quali l'utero in affitto, aborto ed eutanasia.
D'altra parte, come biasimarlo?
Quanti di noi sono disposti a rinunciare alla dea Libertà personale in ossequio ad un vivere più umano?
Faccio mio l'interrogativo di Térèse Hargot[3], che si chiede se consapevoli dei danni che la pornografia infligge ai bambini, agli adolescenti e ai protagonisti delle scene, saremmo disposti a rinunciarvi, bandendola, per il loro bene a scapito della nostra "libertà" di fruirne.
Voglio sia chiaro che queste considerazioni non scalfiscono la stima nutrita per Galimberti né tantomeno vogliono screditarne il pensiero; è tuttavia necessario, in un'epoca i facili venerazioni messianiche, ristabilire l'ordine delle cose, nel quale rientra la fallibilità di ogni uomo.
Tornando all'origine di questo mio pensiero, interpellato dalla Gruber circa la personalità di Salvini, il terapeuta l'ha descritto come un bullo alla testa di un movimento fascista, seppur diverso da quello di Mussolini, la responsabilità della cui esistenza politica è da addossare ad un elettorato scarsamente colto e di facile indottrinamento. "Ora la accuseranno di far parte di una elite" dice in conclusione la Gruber, scimmiottando l'elettorato di quella compagine politica erede di ciò che è stato il centro destra.
Vivaddio che gli intellettuali possano mangiare delle loro idee, dico io! La pietra d'inciampo sta però nel fatto di considerare le situazioni soltanto parzialmente, rinunciando a quella visione d'insieme che è indispensabile per uscire da una dicotomia calcistica fatta di tifo acritico e facili sentimentalismi. E' davvero accettabile che un'intellettuale dello spessore di Galimberti dia degli idioti analfabeti agli elettori di una determinata parte politica?
Degradare allo stadio di bullo un leader politico ed a quello di idioti i suoi elettori rende automaticamente inaccettabile e deprecabile una qualunque idea politica che accomuni i due, rendendo conseguentemente auspicabile e salvifica qualunque alternativa.

Mi pare innegabile che, almeno nelle parole, la partita si giochi tra una corrente, per così dire, europeista-globalista ed una, per così dire sovranista.
Al di sotto di queste idee c'è l popolo, la plebe, proletariato, i poveri cristi. Questi non agognano che alla possibilità di lavorare dignitosamente in un settore che renda gratificante il proprio operato, a farsi una famiglia e a vivere in serenità; alcuni credono che la rappresentanza debba essere il più possibile centralizzata e competente per un territorio il più vasto possibile; altri credono che la rappresentanza debba essere fisicamente e burocraticamente ristretta a piccole comunità.
Ebbene spostare la narrazione politica sul piano del ritorno delle camere a gas è di una disonestà al limite dell'indecenza.
Potremmo soffermarci sulle reali intenzioni celate dalla propaganda, ed io sono il primo a mettere in dubbio la volontà di applicare le misure proposte, ma non è accettabile  associare il desiderio di configurare uno Stato meno forte, più periferico ed efficiente a mire razziste e genocidiarie. Significa cercare di vincere una discussione screditando l'interlocutore. E significa, inoltre, non considerare l'enorme cultura letteraria, artistica e musicale che contraddistinse i gerarchi nazisti (Goering se ne vantò a Norimberga).
Ma la cosa meno accettabile è presupporre, giocoforza, la superiorità intellettuale e culturale  di una parte di elettorato, smentita immediatamente alla messa in campo  della strategia appena descritta.
Non è sufficiente l'ipocrisia di una stirata ammissione di trasversalità dell'idiozia di fronte a fatti indecenti (si prenda ad esempio gli auguri di morte al malato di cancro Mihajlovic, reo di aver pubblicamente dichiarato il proprio sostegno a Salvini).
No!
Se ad ogni intervento in merito si fa riferimento alla presunta inferiorità intellettiva, culturale e morale dell'avversario, si sta portando la discussione su un piano tanto meschino quanto indegno dell'intelligenza e della moralità che si presume di possedere.

I commentatori dovrebbero uscire da questa logica, dovrebbero abbandonare gli slogan che infiammano tanto i cuori dei sedicenti buoni quanto quelli dei cosiddetti cattivi.

O accettiamo che le persone sono incattivite da una situazione di umana miseria ormai insostenibile e danno pertanto libero sfogo alle proprie bassezze nei confronti dell'avversario, indipendentemente dal loro desiderio di stato centrale o periferico, o siamo condannati ad accusare qualcuno di seminare odio, mentre gongolanti nei nostri bei 70 anni di non belligeranza, garantiti a suon di kilotoni quiescenti, accettiamo di buon grado un bel cartellino con il prezzo; in un'epoca di costante black friday.

mercoledì 27 novembre 2019

Contro la violenza sulle donne

Al riparo dalla sporca ipocrisia di una giornata mondiale conto qualcosa a caso, mi va di ricordare data la ricorrenza della morte, Mercedes Grabowski; August Ames, per i più.
E' stata convinta, da una subdola propaganda battente, a barattare la propria dignità con la ricchezza del suo agente e la pruriginosa alienazione di milioni di frustrati.
Poi, in un rigurgito di autoconservazione, ha deciso che la tanto decantata autodeterminazione, che l'aveva portata nell'olimpo del porno, poteva sfruttarla a modo suo, andando incontro allo tsunami di merda che ti investe quando osi mettere in discussione gli ordini ricevuti. Pochi giorni di pressione social, da parte di tolleranti ed arcobalenosi openminded, sono bastati a far riemergere tutta la debolezza ed insicurezza di una bambina in cerca di approvazione.
L'hanno trovata in un parco pubblico, appesa per il collo ad ondeggiare sopra una pozza del suo stesso piscio, con la faccia livida e gli occhi sbarrati.
Ventitre anni.
E la premiazione postuma per aver partecipato, prima di ammazzarsi, alla più scenografica ammucchiata dell'anno.
Indignati ne abbiamo?

martedì 8 ottobre 2019

L'invasione araba d'Europa

Torna alla ribalta un articolo[1] vecchio di oltre tre anni e come da pronostico tornano alla ribalta i contrapposti luoghi comuni che animano l'universo papista-antipapista.
Come al solito la discussione nel suo complesso ruota attorno ad un concetto estrapolato da un intervento ovviamente corposo e complesso. Che ci si vuol fare? Per capire il papa ci vuole pazienza ed impegno; se solo Simplicio ne fosse capace!

Ad ogni modo, pare che se il papa parla di "invasione araba", vanno tutti fuori di testa; quando poi sostiene che "[...]quante invasioni l’Europa ha conosciuto nel corso della sua storia! E ha saputo sempre superarsi e andare avanti per trovarsi infine come ingrandita dallo scambio tra le culture", le teste esplodono definitivamente[2].
Cosa c'è di assurdo?
Che sia in atto un'invasione è fuori da ogni dubbio; che in Europa ce ne siano state di continuo nella storia, anche; che da questo possa nascere una collaborazione proficua vogliamo davvero negarlo?
Durante quel periodo meraviglioso, che è stato ingratamente chiamato Medioevo, la cristianità e l'islam hanno saputo partorire lo studio di Aristotele, l'algebra, la medicina, l'utilizzo delle lenti... il tutto senza progetto Erasmus!

Cosa avremmo dunque da temere?
Vero è, che a migrare nelle nostre terre è il ceto meno abbiente di paesi considerati in via di sviluppo, e che questi sono generalmente meno istruiti e maggiormente legati al sentimento religioso.
Ma la verità è che noi li temiamo per due ragioni fondamentali, entrambe dipendenti da noi.
Li temiamo perché vengono fondamentalmente importati nella più totale trascuratezza delle più banali regole di prudenza[3], abbandonati, senza uno scopo ne la benché minima possibilità di sperare in un futuro, nelle periferie dove la loro naturale sorte è delinquere, o venire sfruttati in un qualunque posto di lavoro, regolare o no, comunque sempre molto poco dignitoso.
La guerra tra pezzenti fa paura, soprattutto quando si percepisce la dualità del volerli pezzenti fingendo di curarsi di loro.

Ma ciò che fa più paura, è che noi non abbiamo una cultura da poter scambiare per arrivare alla crescita di entrambi.
Abbiamo paura perché contrariamente al Medioevo, oggi siamo liberi dalla cristianità, sostituita con qualcosa di non ben definito, nato si e no un paio di secoli fa. Che cos'è questa cosa? Illuministmo? Socialismo? Nichilismo? Relativismo?
E' la negazione dell'unicità dell'essere, è la negazione della stessa natura umana!
Continuo ad avere nelle orecchie le dichiarazioni dei potenti d'Europa all'indomani degli attentati terroristici che hanno insanguinato le città europee: "non rinunceremo ai nostri valori!".
Mi piacerebbe davvero sapere che cosa, questi aberranti abomini post-futuristi, vorrebbero contrapporre a che cosa.
Citeranno Ursula Von der Leyen, quando l'arabo pretenderà che venga legiferato secondo gli insegnamenti del profeta Maometto?
Si vanteranno delle perle di saggezza di Jacque Attali discutendo gli insegnamenti di Gialal al-Din Rumi? E che contributo sapranno apportare agli insegnamenti di Ibn Arabi?
Quando questi uomini e queste donne che ci stanno invadendo, ci porranno di fronte a domande profonde sulla natura umana, sul rapporto tra individuo e società, sulla giustizia, sulla morale, ora che abbiamo rinunciato a Francesco d'Assisi, Tommaso d'Aquino e Caterina da Siena cosa risponderemo?
Quando ci chiederanno quali sono i valori a cui non siamo disposti a rinunciare, sappiamo già che non sapremo rispondere. Sappiamo già che ci guardano da lontano, scimmiottare qualche sconosciuta filosofia orientale ammantata di faccio-quel-cazzo-che-mi-pare-esimo per dare un tono al nostro incistato infantilismo.

Gli arabi ci guardano, guardano i nostri occhi languidi su Osho e si fanno delle grasse risate! Sanno bene che ai loro Arkān al-Islām noi contrapponiamo sesso,droga&eutanasia; che alla loro Sharīʿa rispondiamo che non battezziamo i nostri figli perché sceglierà-da-grande.
Gli arabi lo sanno da anni, da quando quegli sciagurati anni '60 hanno iniziato ad avvelenare gli adolescenti, rendendoli schiavi di quella pubertà irresponsabile ed istintivamente ribelle che oggi è lo stile di vita occidentale. Lo disse, Houari Boumédiène, che nei decenni milioni di uomini sarebbero migrati verso nord, con l'intento di conquistare le terre europee e che ci sarebbero riusciti senza armi ma bensì con i ventri delle loro donne. A coloro che non credono nella citazione riportata dalla Fallaci[4], ricordo il più recente appello del presidente Erdogan[5].

Loro lo sanno, noi lo sappiamo.
Siamo un'accozzaglia di popoli senza cultura, senza storia e senza radici che sta accogliendo, a spregio di qualunque buon senso, orde di persone ben radicate nella loro cultura con una chiara prospettiva per il futuro.

Questo "scambio tra culture" porterà iPhone e McDonalds tra donne con il niqab, e mentre piangeremo per la mancata transazione a favore di Netflix, ci troveremo con la schiena solcata dalle frustate che ci saremo guadagnati per qualcosa che oggi, non solo non consideriamo punibile, ma nemmeno sbagliata.
Questo, qualcuno che si è reso conto di ciò che siamo ma non vuole o non riesce a liberarsi di quelle catene che chiama diritti, lo vede chiaramente.
E ne ha paura.

mercoledì 2 ottobre 2019

Come restituire a Greta linfanzia rubata

Sono un gretto, lo ammetto. Un bruto ed insensibile, uno sciacallo che gode nel bullizzare una ragazzina di sedici anni colpevole soltanto di aver risvegliato le coscienze dei potenti della Terra.
Non sopporto il peso di averle rubati i sogni e rovinato l'infanzia e sono felicissimo che finalmente il governo italiano abbia intrapreso una svolta green in totale accordo con BlackRock[1] (però è Greta che l'ha scosso eh!).

E allora ho deciso che voglio rendere concreto l'impegno per la salvaguardia della nostra casa in fiamme!
Farò finta di non sapere che quella che noi chiamiamo Terra, è un sasso che gira su se stesso alla velocità di 17.000km/h ed intorno al Sole ad una velocità di oltre 100.000km/h. Farò poi finta di non sapere che il sole gira intorno al centro della Via Lattea a 720.000km/h. In fine farò finta che non ci siano altri oggetti, tipo pianeti, satelliti, asteroidi o materia oscura, e che tutto ciò che accade sulla Terra dipende esclusivamente dall'impatto antropico. E' stato l'uomo, 3,5 miliardi di anni fa, a emettere massicce dosi di ossigeno che ad oggi comporta il buco nell'ozono.
E' innegabile che i cambiamenti climatici dipendano da noi e dall'abuso di aria condizionata.
Resta da spiegare come fosse possibile per Erik il Rosso chiamare intorno all'anno 1000 d.C. "Terra Verde" quell'isola che è sempre stata coperta da ghiaccio e che solo adesso stiamo sciogliendo a furia di usare la lacca per i capelli [2].

Impariamo a consumare in maniera più responsabile allora.
Compriamo più possibile oggetti che siano utili quando non indispensabili, e compriamoli in modo che abbiano vita più lunga possibile.
Un rasoio a mano libera costa un centinaio di euro, ma lo utilizziamo per tutta la vita e lo regaliamo a nostro figlio che risparmierà pure quei cento euro.
Certo,  un po' scomodo per la depilazione inguinale, per la quale ovviamente non utilizziamo cerette o creme depilatorie chimiche, ma ce ne faremo una ragione!
Una penna stilografica ha gli stessi vantaggi, e ci permette di non riempirci casa di cannuccette di plastica contenenti altre cannuccette di plastica con in fondo un cono di plastica nel quale scorre una sfera di plastica. La penna poteremmo lasciarla al secondogenito.
La carta, ovviamente va usata riciclata e, per tutto ciò che non è la scrittura, si possono riutilizzare i quotidiani.
Per il cibo dovremmo abituarci a consumarne un po' di meno, a comprarlo soltanto al mercato, dal fruttivendolo, dal macellaio e ad evitare imballaggi di plastica. Va da se che dovremmo consumare solo cibo di stagione e ragionevolmente regionale. Peccato per il mango e gli ananassi!
Le signore converranno con me, che la prevalente componente plastica degli assorbenti li rende deprecabili così come i rasoi usa e getta; con buona pace della battaglia per il ricalcolo dell'iva.
Non me ne vorranno le signore, di nuovo, se faccio loro notare che tutti i farmaci di cui si servono per scongiurare gravidanze indesiderate o per interrompere quello non scongiurate, vengono in parte pisciati nei mari, andando ad alterare la fisiologia degli organismi marini[3]. Se non vogliamo mangiare la plastica mangiata dai pesci ai quali abbiamo inquinato l'habitat, perché mai dovremmo ingerire inibitori endocrini?Via la Diane (tanto, con i brufoli le adolescenti sono graziose lo steso, no?), EllaOne, Ru486 et similia.
Della chemio non possiamo fare a meno se ci tocca il cancro, ma degli antiretrovirali si, quindi impegniamoci a non prendere l'HIV, epatiti e MST varie, così non intossicheremo i mari con i nostri farmaci.
Stesso discorso per i preservativi. Senza considerare il rischio biologico e batteriologico del contenuto, il solo  lattice di cui sono composti è inquinante tanto quanto una bottiglietta di plastica.
Con buona pace dell'OMS, che ha di recente consigliato a tutti i MSM di sottoporsi a terapia preventiva a base di antiretrovirali[4], e di tutti quelli convinti che un palloncino di gomma sia la panacea a tutti i mali del mondo.

Al di là della composizione in plastica o derivati, dovremmo fare una selezione dei prodotti importati dall'estero, soprattutto da paesi particolarmente lontani. Si stima che il traffico marittimo delle grandi navi cargo, che ci permettono di comprare cioffeghe cinesi a due spicci, copra da solo il 3-4% delle immissioni di CO2 in atmosfera[5].
Poi ci sarebbe la questione dello sfruttamento inumano dei lavoratori in tutta l'Asia, ma chissenefrega! Cioè, sono cinesi, mica panda...
Il mezzo di trasporto più inquinante resta comunque l'aereo[6], quindi direi che sarebbe buona cosa limitarne il più possibile l'utilizzo. Niente low cost, niente fed-ex o ups per acquisti on-line. Toccherà rinunciare ai viaggi Erasmus? Pazienza. San Tommaso d'Aquino, Erasmo da Rotterdam, Marco Polo, Galileo Galilei ed un'infinità di grandi menti che hanno cambiato la storia ci possono mostrare vie alternative di scambi culturali!
Chissà quanto devo lavorare, a 15km da casa, per emettere tanta CO2 quanto un low-cost da Falconara a Londra, con la mia punto a metano, senza mai effettivamente potermi permettere quel volo?

A voler essere pignoli per benino, nell'epoca del materialismo più bigotto, dobbiamo prendere in considerazione anche l'impalpabile.
Eh si, perché il mondo che compare nell'accrocco di plastica e silicio che ci portiamo ovunque, è un'infinita sequenza di scariche elettriche generate, stivate e trasmesse.
Qualcuno si è mai chiesto cosa succede quando si visita un sito?
Quell'insieme di informazioni che il nostro telefonino traduce in suoni e colori diversamente organizzati, è salvato su un disco rigido da qualche parte del mondo e quello che chiamiamo internet non è altro che un efficientissimo sistema di trasmissione di impulsi elettrici che ci consente di leggere quel disco rigido. Chi detiene il disco rigido? Google, che per chi non lo sapesse è proprietario di Youtube, Facebook, che per chi non lo sapesse è proprietario di Instagram e Whatsapp, Wikipedia, Microsoft, Apple, Pinterest, Thumblr, RaiPlay, MediasetPlay, La7, tutti i fornitori di servizi e-mail (Tim, Vodafone, Wind, 3, Iliad, Libero, Yahoo, Hotmail...) e un'infinità di altri.
Date le dimensioni di questi "dischi rigidi", quando ci riferiamo a questi fornitori di servizi, dobbiamo parlare di server farm, di una fattoria di server[7]. Quanta corrente elettrica serve per tenere in piedi una fattoria di server? E per tenerle in piedi tutte? In più, vi siete mai accorti che ogni apparecchio elettronico, dopo un lungo utilizzo si scalda? Come si raffredda una fattoria di server? Come si mantengono tutte le fattorie di server ad una temperatura accettabile? Google sostiene di utilizzare l'acqua del mar Baltico[8], Microsoft affonda le sue nel mare del Nord[9], e le soluzioni possono in effetti essere le più disparate.
Ciononostante sembrerebbe che gli utenti di Youtube immettano in atmosfera in un anno la stessa quantità di CO2 che esce nello stesso periodo da una città come Francoforte[10].
Che ne dite, iniziamo a ridurre il traffico internet?
Volessimo muoverci in questa direzione, se Youtube propone contenuti di indubbio valore artistico e culturale, di PornHub, che con il suo carattere assolutamente monotematico vanta poco meno della metà del traffico[11], possiamo decisamente fare a meno. O no?

In conclusione mi viene di riassumere questa mia riflessione in tre semplici punti.
Per restituire a Greta la sua infanzia dobbiamo rinnegare la globalizzazione, rinnegare l'europeismo e rinnegare la cosiddetta rivoluzione sessuale.
Forse, paradossalmente, così facendo scontenteremo Greta ed il suo fanclub, ma restituiremmo l'infanzia, i sogni ed un futuro a tutti gli altri.

giovedì 26 settembre 2019

Il suicida deve morire

Come era prevedibile, il Parlamento ha deciso di non esprimersi sulla questione Cappato (di cui ho parlato qui), lasciando la parola alla Corte Costituzionale che, come annunciato, si è espressa a favore della modifica, o meglio stralcio, dell'articolo 580 c.p.[1]
Di fatto, chi ha usato un disabile disperato per una battaglia ideologica esponendolo mediaticamente per mesi, cercando di convincere l'opinione pubblica che dato il suo stato di disabile aveva ragione di volersi ammazzare, accompagnandolo in Svizzera dove un qualunque signor nessuno gli ha messo in vena un ago collegato ad una dose di pentobarbital ed in bocca un pulsante che quella sostanza avrebbe fatto finire nel sangue, aiutandolo ad ammazzarsi, non ha commesso alcun reato. O meglio, lo ha commesso, ma la legge che codifica quel reato, a quanto pare, è incostituzionale e quindi liberi tutti!

A dire dei supremi giudici non è punibile "chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli[2]".

Quattro condizioni dunque: condizione patologica irreversibile, somministrazione di terapie di sostegno vitale, sofferenze intollerabili dovute alla patologia e la scelta libera e consapevole.

Non so a voi, ma a me è balzata agli occhi un'analogia con l'ipocrita legge 194[3].
Un sottilissimo velo olografico che tenta di mascherare la realtà dei fatti, e cioè che da oggi in poi qualunque disperato potrà farsi ammazzare.
Quella maledetta ipocrisia che blatera di aiuto, supporto, sostegno, risoluzione dei problemi, ricerca di alternative, che detonano nel "serio pericolo per la sua salute fisica o psichica".

Se la storia insegna, dovremmo leggere anche oggi il tentativo di stravolgimento del senso comune, che voleva ieri scongiurare il ricorso all'aborto ed oggi far desistere il suicida.
Ora come allora, i promotori della nuova legge sull'assassinio del consenziente hanno fatto pornografia della disperazione di un disperato, romanzandone le vicende pur storpiandole[4], per far breccia nella coscienza dell'uomo comune, imponendo l'infantile idea della completa disponibilità di ciò che si possiede; come se la vita di qualcuno, foss'anche la propria, si possedesse.

Mi domando come sia possibile che, se negli anni '70 sia stato possibile far breccia nella mente di gente ignorante, oggi con la conoscenza a portata di click, lo sia stato altrettanto.
Non sarà forse che dietro la cortina fumogena dell'istruzione capillare si sia voluto mantenere estremamente bassa la capacità di analisi?
Sentire gente convinta di essere l'amministratore ultimo del proprio corpo e della propria vita, mi da l'impressione di un'umanità convinta che il sole vada a dormire la sera e si risvegli al mattino.
Cosa ne abbiamo fatto della nostra Umanità? Cosa ne abbiamo fatto della consapevolezza di essere, in una qualche misura, più unici ed irripetibili di un fiocco di neve?
Davvero è bastato togliere le eleganti uniformi di Hugo Boss da SS per non riconoscere più i più feroci carnefici che la storia ci abbia presentato?

Ora che la guerra è persa, siamo condannati ad assistere allo sterminio senza quartiere del debole, alla feroce deumanizzazione di ognuno, a sperare di non cadere mai per non incorrere nel rischio di essere sacrificati sull'altare della purezza della razza.
In maniera del tutto cinica, viene da sperare che la prossima vittima della follia omicida liberal-radicale, sia l'insacrificabile, che per un beffardo scherzo del destino risponda alle quattro ipocrite condizioni per essere ammazzato.
Ma so già che non sarà così.
Ciò che ci aspetta è lo spietato massacro dei più deboli, che si perpetrerà fino all'eccesso tanto osceno da risvegliare d'un colpo la coscienza assopita dell'uomo comune ridotto a mera merce di scambio, che in un sussulto di umano orgoglio rivendicherà la propria natura divina.

Prepariamoci, perché quelli che ci si parano dinnanzi sono tempi oscuri, segnati dalla conta dei morti alla quale sopravviveranno solo i più tenaci.
A questi, sarà affidata la ricostruzione dell'umanità martirizzata.

lunedì 23 settembre 2019

La battaglia triste ma bella delle spogliarelliste di Sheffield

Ribloggato da Breviarium.eu
di Lucia Scozzoli.



Una settimana fa il Guardian ha pubblicato una notizia che in Italia è stata ripresa solo dall’Uffpost e Linkiesta, testate piuttosto progressist-arcobaleno: lo strip club Spearmint Rhino (parte di una catena presente in UK, US e Australia) di Sheffield ha vinto una battaglia legale durata anni e resta aperto.

A febbraio scorso un gruppo femminista anti porno e anti strip club, al grido “not buying it”, aveva deciso di assoldare investigatori privati per filmare all’interno del locale le attività illecite delle ballerine per far chiudere il locale: è riuscita a presentare 74 violazioni filmate, consistenti sostanzialmente in contatti (meglio sarebbe dire palpeggiamenti) tra ballerine e clienti, vietati per avere la licenza da strip club. Secondo il gruppo femminista, i filmati proverebbero molestie e abusi, sempre molto diffusi dove si pratica lo strip.

Le ballerine del club, però, hanno nettamente rifiutato l’etichetta di vittime involontarie ed hanno replicato denunciando gli investigatori di revenge porn, per averle filmate senza il loro consenso.

Leggiamo su linkiesta:

Charlotte Mead, capo dell’associazione Sheffield Women’s Equality e sostenitrice di Not Buying it, non si dà per vinta, dice che continueranno la campagna dato che gli strip club son luoghi che «contribuiscono a una cultura in cui gli uomini si sentono in diritto sui corpi delle donne» e che danneggiano la parità di genere. Meera Kulkarni del Sheffield Rape and Sexual Abuse Centre afferma quanto le donne che lavorano negli strip club abbiano spesso un passato di abuso e violenza sessuale. Affermazioni non gradite alle ballerine, come Heather Watson, che dichiara al The Guardian che, pur ammettendo che ci sia molto lavoro ancora da fare per rendere “l’industria più sicura e giusta”, «non siamo oggetti sessuali come siamo state descritte». Aggiungendo: «Siamo complesse e sfaccettate come chiunque altro e in realtà i clienti ci trattano come persone, più delle presunte femministe», rifiutando così a piè pari il ruolo di vittime. Rosa Vince, ricercatrice di filosofia specializzata in oggettivazione sessuale e residente a Sheffield, si è dichiarata contraria alla campagna: «Come femministe dobbiamo preoccuparci del consenso al contatto sessuale, e questo implica credere alle donne quando affermano che il consenso è presente, così come quando dicono che è assente». Ha sostenuto che, in caso di problemi di sfruttamento o di cattive condizioni di lavoro, la soluzione non era quella di far di tutto per chiudere il locale ma di aiutare le lavoratrici ad acquisire maggiori tutele.
C’è da domandarsi di quali maggiori tutele si parli: assistenza sanitaria? Corsi di autodifesa? O piuttosto la ricerca di un impiego più rispettoso della dignità delle donne?

Ad Atlantic City esiste un gruppo di donne evangeliche che gira per strip club di sera regalando pancake rosa alle ballerine “per farle sentire amate da Dio”, senza osare fare prediche né emettere giudizi. Una di queste ballerine testimoniò loro di essere una madre single e di preferire un lavoro così, due sere a settimana, lasciando i figli dai genitori, piuttosto che fare la commessa in un supermercato tutto il giorno e non vedere mai i suoi bambini. La dignità personale non è un valore assoluto e passa generosamente in secondo piano quando si tratta di portare a casa i soldi per far campare la famiglia. E questo è il vero tragico motore degli strip club e di tutti i lavori, come la prostituzione o la pornografia, che prosperano sulla pelle delle donne, che non vorrebbero essere schiave né della povertà moralista, né della volgarità maschilista.

Alla pubblicazione della sentenza di Sheffield, le ballerine hanno esultato in strada, tra cartelli colorati e vestiti sgargianti, ma davvero i loro sono visi di donne qualunque, alcune persino senza trucco, nemmeno appariscenti: spogliarelliste per necessità, appese al loro posto di lavoro con tenacia, come gli operai dell’ILVA mentre la fabbrica sputa veleni che uccidono i loro compaesani.

La necessità primaria, sopra ogni altro valore morale, sociale, psicologico è mantenere il posto di lavoro e le poche precarie tutele sociali ad esso associate. Gli ideali contro lo stipendio non possono vincere.

E davvero è aspra la povertà in questo mondo tecnologico, dove si punta ad eliminare persino il contante, cosicché nessuno abbia nemmeno uno spiccio da dare con leggerezza; dove senza un conto corrente, un cellulare e una e-mail non puoi accedere a nessun servizio, reclamare nessun diritto; dove la solitudine accerchia e se hai dei bambini da difendere non puoi contare su nessuno; dove il bisogno è uno stigma di stupidità, perché te la sei cercata; dove il sistema sanitario propone l’aborto come soluzione alla povertà; dove lasciar vivere un debole è considerato egoismo, perché sottrae risorse a chi è produttivo; dove conta solo quanto guadagni.

E allora combattere per salvare l’anima delle donne senza offrire un’alternativa concreta diventa un’azione ideologicamente astratta. Le donne si sono già vendute, si sono messe sul mercato da sole, quando hanno finito il cibo nella dispensa e hanno scoperto che con la dignità non si mangia. Sopra ogni cosa, concausa di questa situazione è la solitudine, figlia a volte di una distorta idea di emancipazione, a volte di sfortunate relazioni, a volte dura eredità di situazioni familiari disastrate già all’origine. Un femminismo che, nella sua cieca lotta contro il patriarcato opprimente, invoca la solitudine amazzone come soluzione a tutti i problemi e poi oscilla isterico tra una libertà sessuale senza limiti e un moralismo censore misantropo, non risolve nessuno dei guai delle donne, ma, se mai, ne crea dei nuovi.

Perduta chissà dove l’alleanza tra l’uomo e la donna, nei meandri di un rifiuto aprioristico di ogni forma di tradizione, la nuova Eva, nella sua lotta quotidiana per ridare significato alle cose di sempre, come la relazione con l’uomo, si trova costretta a chiamare libertà quel che è solo antica, povera, classica necessità.